Smartphone o fotocamera? Le fotografie si fanno col cuore, ma è fondamentale stamparle.

Questo articolo l’avevo scritto (e mai pubblicato) prima dell’emergenza coronavirus che ci porta oggi a rimanere isolati in casa. Scenderò in alcune parti anche in tecnicismi, ma oggi più che mai credo che i nostri ricordi, i ricordi delle persone a noi care, dei nostri momenti di vita quotidiana, abbiano un valore affettivo inestimabile.
In questo momento, gran parte del mondo della fotografia è fermo, immobile e questo può decisamente essere il suo contributo. Buona lettura.

Quando la tecnologia riesce a sopraffare l’uomo, spesso accade proprio questo: l’uomo non riesce a comprendere come se ne farebbe senza.
Anche se quest’ultima sembra una massima un po’ azzardata penso che un po’ tutti abbiano visto in giro nel web i vari esperimenti sociali sull’interruzione dall’uso degli smartphone… la gente impazzisce. Questo è un esempio di come la tecnologia riesce a sopraffare l’uomo. Riguardo a questo tema faccio sempre un bellissimo esempio: pensate se oggi riusciste (come si faceva non tantissimi anni fa) a far partire vostro figlio in gita senza telefono. Ebbene, in fotografia la tecnologia non entra forse così in profondità nelle nostre ansie, ma crea incontri e scontri, i quali sono più vecchi di quanto potrebbe sembrare, vediamo perché.

Partiamo da questo: cosa significa fotografare?

Fotografare significa scrivere con la luce. Perché? Quando venne scoperta, la fotografia non era altro che un mero processo chimico-fisico dove la luce del sole anneriva le varie lastre trattate con vari materiali, dal primissimo bitume di giudea (composto simile al petrolio usato da J.N. Niépce) agli alogenuri d’argento (la parte fotosensibile delle pellicole).

Oggi è corretto dire che la fotografia ha il medesimo significato?

Senza entrare in campo scientifico, nel pratico direi di , perché fondamentalmente l’eredità di tutto ciò si è trasferita nei sensori elettronici, ma soprattutto perché, comunque, seppur non applicato in modo materiale, nella nostra percezione visiva comunque la fotografia resta sempre un gioco di luci e ombre.

Andiamo al cuore dell’argomento, qual è lo strumento migliore per fare fotografie?

Mi corre l’obbligo di fare un brevissimo paragone storico. Mentre oggi ce le suoniamo per smartphone e fotocamere, non tantissimo tempo fa, ai tempi della fotografia cosiddetta analogica, ovvero a pellicola, la diatriba si era aperta su piccolo, medio e grande formato.

Per i non addetti ai lavori: con “grande/medio/piccolo formato” si fa riferimento alla grandezza della pellicola, questa più grande era, maggiore qualità assicurava e viceversa.

Questo dibattito è stato per tantissimi anni tale e quale a quello che si fa oggi: lo strumento con cui si fanno le fotografie.
Perché tale e quale? Perché tra una fotocamera e uno smartphone potremmo dirne tantissime ma il vero discrimine, la cosa che fa davvero la differenza (oltre tantissimi fattori che prenderò in considerazione dopo) è la grandezza e potenza del sensore e quindi (più in generale) dello strumento. Ed è ovvio che uno strumento dedicato sarà più performante, come in tutti i settori, ma qui non è solo una questione di performance.
Nel corso di questi anni ne ho lette tantissime ed io stesso a distanza di anni mi sono schierato con i pensieri dei vari big della fotografia. Oggi, un po’ come una sintesi, tra tesi e antitesi dei grandi maestri sono pronto a dirvi la mia.

Steve McCurry qualche anno fa organizzò una mostra con Sony Mobile intitolata Lifeframes, dove ciò che veniva fuori era la consapevolezza che oggi, grazie alla tecnologia degli smartphone, ci basta un gesto per catturare i migliori istanti e le migliori storie che viviamo ogni giorno. E, sebbene si tratti di una fotografia qualitativamente inferiore, mi trovo d’accordo con la tesi di McCurry. Pensate a quanti momenti (importanti) non avreste potuto catturare (oggi) senza smartphone.
Questo punto di vista non mi sembra trascurabile, ma presenta una tremenda faccia opposta della medaglia. Ovvero: la tesi appena offerta sarebbe valida se tutti archiviassimo e stampassimo per bene le nostre fotografie.
Oggi come oggi la maggior parte delle persone purtroppo non archivia, né stampa le foto. Nella stragrande maggioranza dei casi le foto vengono perse quando si guasta il cellulare.
A tal proposito, in un discorso più ampio e generico secondo quanto riportato da HuffPost anche per Vint Cerf (vicepresidente di Google) il futuro si prospetta quello che lui chiama un “nuovo Medioevo”, un “deserto digitale” che lascerà una flebile memoria dei nostri tempi. D’altronde perché si fanno delle fotografie? Per aver memoria di tempi passati, per congelare un attimo che non tornerà mai più.
Quindi prima ancora di pensare con quale strumento fare una fotografia, la cosa migliore sarebbe pensare a renderla davvero un ricordo.

Su questo bellissimo tema in un’intervista sulla testata RollingStones a Sebastiao Salgado, il celeberrimo fotografo ci da il suo punto di vista davvero suggestivo affermando che «La fotografia è quella cosa che i tuoi genitori ti hanno fatto quando eri bambino e hanno messo in un album, che magari si sfoglia insieme molti anni dopo e che raccontano la tua storia. Quella fotografia sarà magari un po’ rovinata, un po’ spiegazzata, ma ci sarà ancora quando i tuoi genitori non ci saranno più e la potrai conservare. Tutti fanno fotografie, è vero, ma sono solo un linguaggio della comunicazione. Oggi possiamo dire che forse i veri fotografi sono […] quelli che scelgono la foto, la stampano e la prendono come punto di riferimento, come momento per fermare la storia.»

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In conclusione, per fare una fotografia degna di essere ricordo vero e autentico, un momento irripetibile, io ritengo che l’unico vero strumento sia il cuore.

Fare fotografie col cuore, con la coscienza, è il giusto punto di partenza per decidere di scattarle bene, con criterio e soprattutto, come ci suggerisce implicitamente Salgado, a custodirle bene e quindi a stamparle.
Stampare le foto è un gesto semplice, non dispendioso. Sfogliare gli album è un momento romantico, quasi magico che riattiva i nostri sensi.
Tutto ciò costituisce memoria di momenti, emozioni e persone della nostra vita.

Pubblicato da Roberto Greco

Fotografo, aspirante regista. Mi piace complicarmi la vita, ma soprattutto sentire l'emozione nelle cose. Fortuna che non ho i capelli, altrimenti mi sarebbe seccato pettinarli. Innamorato dell'arte, del cinema e del buon vino. Amante degli animali.

2 pensieri riguardo “Smartphone o fotocamera? Le fotografie si fanno col cuore, ma è fondamentale stamparle.

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