Perché col cellulare vengo bene e con la reflex vengo una merda?

Oggi risponderò ad un interrogativo che moltissimi/e persone, amici, studenti dei miei corsi, clienti e conoscenti mi fanno spesso.

«Perché col cellulare vengo bene e con la reflex vengo una merda?»

Le risposte sono tante, e andrò per gradi, da quella più semplice a quella più tecnica.

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La prima risposta sta dietro la parola selfie.
La maggiorparte degli scatti che ti fai sono selfie, dove sei tu a decidere come posizionarti, come regolare inclinazione e angolazione dello smartphone e quant’altro. Queste regolazioni ce le hai in un’anteprima. Attenzione a questa parola, perché il concetto di anteprima cambia da dispositivo a dispositivo. L’anteprima della macchina fotografica (tranne quelle che hanno anche display posizionabili) è come se fosse un’anteprima di stampa o archiviazione, nel senso che tu guardi il risultato dopo aver scattato. L’anteprima di un selfie è realmente “molto più fedele” perché ti guardi mentre scatti. Quindi è in primis una questione di percezione (o auto-percezione) visiva.

Collegata alla prima motivazione c’è la seconda, la mancanza di conoscenza.
Proprio perché non abbiamo un’anteprima così precisa come quella dello smartphone, spesso e volentieri ci posizioniamo in modo errato davanti la reflex perché non abbiamo idea di come fare, quando invece gli smartphone, avendoli sempre tra le mani, li conosciamo come se fossero un’estensione del nostro corpo.

Una terza risposta può essere insicurezza o senso di smarrimento, ma anche tutto l’opposto. Quindi sintetizzo dicendo l’atteggiamento.
Perché? Perché il modo di approcciarsi davanti ad una reflex è vario. Probabilmente una foto con la reflex ce la sta scattando qualcuno, quindi (oltre non avere un’anteprima) potremmo essere convinti di essere in posa per un risultato, quando il fotografo – invece – sta scattando per ottenerne un altro.
Inoltre bisogna anche considerare la fiducia che si ripone nel soggetto che scatta. Magari dare troppa fiducia (come in tutto del resto) o sopravvalutare ci pone in una situazione negativa, deludente, quando vediamo il risultato e viceversa.

Il quarto ed ultimo motivo, dulcis in fundo, è forse il più importante di tutti e si chiama tecnologia consumer vs tecnologia professionale.
Ricordiamoci sempre che le fotocamere dei cellulari sono sviluppate per un numero di consumatori vastissimo (tecnologia consumer). Le fotocamere (ma soprattutto i display) dello smartphone contengono una tecnologia che è studiata per rendere tutto ciò che si fotografa bellissimo, vivido, coloratissimo, ecc. Ed è – concetto importantissimo – una tecnologia per l’immediato, cioè sviluppata per chi una volta scattata la foto, al massimo con un’app molto semplice gli da una sistemata e già la foto è spettacolare.
Essendo abituati a questo genere di tecnologia, agli utenti medi, i consumer come si dice nel linguaggio tecnico, risulta più semplice pensare una vittoria degli smartphone sulle reflex, ma non è così.
La tecnologia professionale, quella delle reflex, mirrorless e quant’altro è tutt’altro che per l’immediato. E’ una tecnologia complessa (complessa, non complicata), cioè è il risultato dell’unione di più parti interdipendenti (il corpo macchina, il flash, le ottiche, i diffusori, etc..) e quindi necessita di essere usata da un valido esperto (che sia un professionista o un bravo amatore non importa).
Ed è una tecnologia utile alla post-produzione, cioè – in soldoni – il file che otteniamo da un dispositivo professionale è in grado di essere lavorato e sistemato al meglio, anzi deve essere sistemato. Perché? Per due motivi.
Perché i colori, parte delle luci, non sono quelli che estrapoliamo in quel file (mi riferisco ad esempio ai file raw) che è “smorto”, ma quel negativo digitale deve essere ancora sviluppato. L’altro motivo è che non siamo più abituati a vedere quella parte della tecnologia professionale che è fedele alla realtà. Quella che mostra ogni ruga, ogni difetto corporeo.

Con l’occasione, continuo a ribadire la mia assoluta contrarietà all’accostamento che oggi troppo spesso si fa, quello delle parole fotocamera dello smartphone e professionale nella stessa frase.

La fotocamera di uno smartphone non sarà mai professionale (e su questo magari vi dedicherò un altro articolo), come le reflex non supporteranno mai l’ultima versione di Clash of Clans.

Grazie per la lettura, se hai finalmente risolto un dilemma, hai imparato qualcosa, ti è piaciuto l’articolo o semplicemente ti faccio simpatia, puoi seguirmi nei miei canali social e condividere l’articolo.

Pubblicato da Roberto Greco

Fotografo, aspirante regista. Mi piace complicarmi la vita, ma soprattutto sentire l'emozione nelle cose. Fortuna che non ho i capelli, altrimenti mi sarebbe seccato pettinarli. Innamorato dell'arte, del cinema e del buon vino. Amante degli animali.

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