Perché ho portato il mio lavoro al 98% online

Alcuni pensano che il lavoro del fotografo sia ancora quello dei negozi, degli studi fotografici a vetrina. In realtà il lavoro del fotografo sta cambiando ed in buona parte è già cambiato.

In moltissimi territori ormai sono più i fotografi professionisti senza uno studio a vetrina, i cosiddetti freelance (da non confondere con gli amatoriali o pseudoprofessionisti), che quelli cosiddetti commercianti.
Il motivo è chiaro: la tecnologia ci aiuta. Grazie al proliferare di piattaforme che fanno incontrare la domanda e l’offerta di servizi professionali, i servizi di streaming, di cloud e di videocalling riusciamo ad offrire un servizio sempre più smart ai nostri clienti. Posto che questi siano disposti ad avvantaggiarsene, ecco perché ho iniziato questo discorso parlando di “territori”, perché nei territori dove l’età media della popolazione è alta questi strumenti fanno difficoltà a decollare.

Il digital divide, lo sappiamo, è anche un fenomeno culturale , che a volte non ha nulla a che vedere con la mancanza di risorse, che magari esistono ma non vengono sfruttate. Nel sud-Italia ad esempio, per via delle migrazioni giovanili di massa causate dalla disoccupazione, queste metodologie vengono sfruttate in una percentuale decisamente inferiore a causa di un’età media della popolazione più alta rispetto ad altre zone.

Il discorso prende una piega “geografica” per il semplice fatto che, in assenza di grande adesione le aziende di alcuni territori non investono a priori in determinate tecnologie perché interesserebbero una fascia di clienti ridotta, perdendo solamente tempo. Nel mio caso, sebbene operante principalmente nel sud Italia, considerando che i miei servizi non si rivolgono ad una platea di massa, questo fenomeno ha inciso relativamente.

Grazie alla tecnologia la presentazione del servizio (quindi la fase di vendita), la prenotazione e anche la revisione delle eventuali bozze, avviene tutta online. La consegna dei prodotti fisici (stampe, album, ecc), volendo, può anche avvenire tramite corriere, come nei più grandi marketplace online.

Restano solo due fasi da gestire “fisicamente”: la realizzazione del servizio e l’eventuale scelta dei materiali. Quest’ultima fase in realtà varia molto da cliente a cliente, perché molti si affidano direttamente ad eventuali grafiche illustrative dei materiali e altri invece vogliono toccarli con mano.

Sebbene prima abbia parlato di offrire un’esperienza smart al cliente, in questa scelta di rendere tutto più digital ci sono delle ragioni molto più profonde. In questo modo, infatti, non solo si riescono a contenere i costi elevatissimi di un negozio, ma soprattutto, il professionista riesce ad avere un’organizzazione più flessibile degli orari e dei luoghi di lavoro, riuscendo non solo a gestire più servizi, ma anche ad essere territorialmente meno vincolato. Ma non finisce qui: questa scelta aiuta l’ambiente. Pensate a quanto si riducano in questo modo gli spostamenti e di conseguenza le emissioni.

È chiaro, l’esperienza, soprattuto per quanto concerne la fase della vendita, non sarà mai la stessa e la possibilità di fare up/cross selling si ridurrà vertiginosamente, ma il vantaggio che se ne trae può tranquillamente giustificare questo sacrificio. Inoltre il vantaggio di questa metodologia in questo settore dovrebbe essere l’essenza stessa della professione: essere dei comunicatori, vendere per mezzo di strumenti audiovisivi dovrebbe essere in feeling con il nostro lavoro.

Pubblicato da Roberto Greco

Fotografo, aspirante regista. Mi piace complicarmi la vita, ma soprattutto sentire l'emozione nelle cose. Fortuna che non ho i capelli, altrimenti mi sarebbe seccato pettinarli. Innamorato dell'arte, del cinema e del buon vino. Amante degli animali.

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